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"Ahi come facevan loro levar le berze a le prime percosse! giā nessuno le seconde aspettava nč le terze."
(Inferno: Canto XVII)

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"Ogni lasciata č persa"
di Zeromassimo

racconto


Una sera, in un vecchio bar di una moderna città europea, un signore di mezza età si preparava a chiudere in solitudine la sua ultima giornata di trasferta.

Quella scontata conclusione stava per essere tradita da un evento inatteso, che arrivò indossando una gonna generosamente effimera, in evidente conflitto con il portamento discreto della sua padrona. Non era una signora qualsiasi, non poteva lasciarla andare, ma non sapeva come.

Allora avvenne che fece una di quelle stupide cose mai osate prima, chiamò il cameriere e le pagò la consumazione.

Lei concluse il suo compito e si voltò con un cenno di complicità verso il nostro uomo, poi uscì dal locale.

Anche il signore finì. Appena fuori dalla porta, un'intrusione calda si fece strada sotto il braccio, se la ritrovò affianco, la signora del bar.

Il quadretto romantico era compiuto, sembrava che lei si fosse comportata così come andava fatto in un caso del genere, ma per entrambi era la prima volta che capitava, non sapevano bene quale doveva essere la procedura che li potesse far sentire reciprocamente adeguati.

Si tirò quindi dietro quel trofeo di pizzi, verso la tana affittata per la notte.

La signora si appropriò immediatamente della sua nuova casa, poi lo aspettò composta, troneggiando al bordo del letto.

Il signore sull'attenti di fronte a lei, si sentì mozzare il respiro quando capì che gli stava slacciando i pantaloni. Era impreparato, il suo orgoglio inesorabilmente a riposo.

La signora se lo prese in custodia tra le mani e si prese anche il suo cuore, che cominciò a battere e battere, con quel coso che si gonfiava a pulsazioni regolari fino ad imporre la propria presenza nella stanza, il resto di sé sembrava del tutto superfluo, lei perlomeno non mostrava altro interesse che per l'attrezzo, nel frattempo ne aveva preso in corpo già un bel pezzo, contorcendosi nella sperimentazione di connessioni inedite.

“Com'è?”. Disse lui.

Era il primo suono prodotto da quando si conoscevano, quelle parole rimbalzarono la propria profanità sulle pareti della stanza, ma la sua domanda era sincera, rapito da quello spettacolo, voleva sapere.

Allora la signora dalla gonna danzante, che tra l'altro non si era mai tolta, cominciò a raccontare la sua sporca favola e lo condusse per mano alla scoperta di un immacolato mondo umido e fresco. Era quel luogo inesplorato, quel pezzo che gli era sempre mancato per sentire completo il senso del possesso. Ma l'averlo raggiunto annullò il possesso stesso, la connessione al piacere aprì la porta del tutto. Precipitò nel vuoto, cadeva e cadeva…

Poi la percezione si fece più sorda, come quando lasciamo il sacro riverbero di una chiesa e sulla soglia del portone ci investe la banalità del pomeriggio con i passi affrettati dei primi visitatori.

Il vocio delle stoviglie ora lo assordava, a distanza intendeva faticosamente le poche parole di commiato della donna nell'atto di uscire dal bar.

Stette un po' ad osservare la porta, sperando di indovinare la sua signora nascosta ad aspettarlo.

Ma sapeva che non sarebbe successo niente.

Quella connessione era persa per sempre.


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