Complice endemico della violenza ed ecumenico passe-partout del divide et impera, l’odio è, da che mondo è mondo, il garante essenziale dell’affermazione e della sopravvivenza del potere esercitato di turno, a cominciare, grande o piccolo, dal nostro. Oggi, acclamato ed esaltato, coram populo, per la sua furbesca e complice ottusità, dal nuovo “Colosseo” mediatico digitale. Classe unica e pavidamente afona, quando non compiaciuta e plaudente, siamo tenuti insieme (si fa per dire) da complici bolle mediatiche, quando non ‘strafatti’ dallo shopping consumistico e compulsivo di privilegi e garantismi “in esclusiva”, storici, presenti e futuri. Appannaggio legittimato dal mantra auto assolutorio ‘siamo arrivati prima noi’ e dal ‘possiedo (non importa chi o cosa) ergo sum’. Privilegi e garanzie acquisiti per il sol fatto (virtù?) d’essere noi nati incontestabilmente “doc”. E, che culo!, proprio in uno dei bengodi glocal più appetiti del pianeta (ormai ex) azzurro. A dispetto delle, ancorché flebili, grida manzoniane per il perpetuarsi dell’indifferenza, la nostra, per le inaudite, ancorché sotto traccia, (sempre le nostre) violenze e discriminazioni vessatorie nei confronti d’ogni ambito, genere e specie vivente altra. Auto legittimati dall’appartenenza (sempre la nostra) al privilegio più “in”clusive per censo, luogo e momento. Violenze e abusi sistematici, perpetrati sempre da noi, nei confronti di chi non è economicamente sfruttabile, quindi, più impunemente abusabile. Quando non da noi, dal più comodo (e, per un paese di santi, meno esposto a possibili critiche) chi per noi.

 

Corvo Rosso (Furio Sandrini)