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senz'arte ne' parte - note stonate

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"Jazz sui Navigli"
di Luca Salvi

Intervista a Federica Polistena, curatrice della rassegna Jazz sui Navigli


Il jazz, ars musica fluviale. Mai altro genere artistico, nella sua libertà, improvvisazione e follia ritmica, si sarebbe potuto legare così a fondo a una dimensione acquatica: nato a New Orleans, sul delta del Mississippi, in Europa elesse a sua capitale Parigi, riflessa nella Senna.

E così, venendo ai lombardi borghi, quale “ arrondissement ” milanese si sarebbe potuto prestare all'arte afroamericana meglio della zona dei Navigli?

“Jazz sui Navigli”, così si noma la rassegna di concerti eseguiti in questi mesi sul quadrivio delle sponde: Alzaia Naviglio Grande, Ripa di Porta Ticinese, Alzaia Naviglio Pavese e via Ascanio Sforza. Iniziati in quel di giugno, le tenzoni a blue notes e sincopi attraverseranno l'estate fino a metà di settembre. «Il jazz sui Navigli è una cosa tipica - spiega soddisfatta e rallegrata la giovane direttrice artistica, Federica Polistena -: è la musica di questa zona di Milano. La gente cammina, sente dei suoni, si ferma ad ascoltare. Portiamo arte». Giovane, ma non inesperta, Federica è cantante dal futuro radioso (ha interpretato 13 canzoni nel “Gaslini Song Book”, di Giorgio Gaslini) e organizzatrice di eventi (è stata per un anno la vice di Mauro Meli, al Regio di Parma). Comunque è la prima volta che organizza questa “jazzistica” meneghina. E se la cava bene assai.

Al Vicolo dei Lavandai un assembramento di astanti blocca il passaggio. Ci si ferma, si viene posseduti dalla musica. La band, pur seduta, si scatena; gli amplificatori riverberano in lontananza un sound tagliente e corposo. Sono gli Avant Orchestra. Il tutto avrà conclusione alle 23.30 in ottemperanza alle morfeiche esigenze degli “indigeni”.

E sono serate di musica d'excellence: «Il mercoledì e il venerdì, tre formazioni a volta. Sono professionisti, diverse big band e poi duetti, terzetti o quintetti. Abbiamo avuto Il gruppo Teka P (di blues milanese), i Nelson Betancourt (cubani), Roberto Terenzi, il gruppo Thrust; ospiteremo Mario Pelagatti, Luca Cacucciolo, Rudi Manzoli e altri ancora». Molti musicisti fanno riferimento alla Civica Scuola Jazz di Milano. E i legami con Milano, Federica ci tiene a rimarcarli: «Questa è una iniziativa per la città, per il Naviglio, per il jazz e soprattutto per i musicisti, che non sempre ottengono quanto meriterebbero. Noi vogliamo farli conoscere. Al concerto conclusivo del 15 settembre, come già accaduto all'inaugurazione, canteranno importanti gruppi locali, intonando testi dialettali lombardi su brani jazzistici tradizionali».

Tutti i tipi di jazz trovano qui residenza: dal Latin alla Bossanova, dal Free al Cool, niente è sfuggito all'orecchio selezionatore della giovane direttrice artistica. Tempo permettendo («Alla prima, una bufera»), la rassegna sta andando bene e promette meglio. «Stiamo attirando molta gente che poi va a popolare i locali. Del resto è l'Associazione Navigli Domani (gestori di bar e ristoranti) a promuovere questa iniziativa». In alto i calici e gli ottoni!

E per il futuro? «Sono molto orgogliosa di come sta andando. Questa esperienza è stata ispiratrice. E non solo questa: ho vissuto in India e mi piacerebbe unire le due realtà: esportare questa musica e la Scuola di Jazz alle falde dell'Himalaya. Il jazz è musica che unisce a qualsiasi latitudine».

Nel Gange “riposa” uno dei più grandi “profeti” di questa arte. Tra i fiumi sacri, Indo, Gange o Brahmaputra, il jazz si sentirà una volta di più a casa sua.

(22 luglio 2008)

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