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senz'arte ne' parte - teatro

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"Cirano de Bergerac"
di Phil M. Maker

Milano, Teatro Libero


Di Edmond Rostand
regia Corrado d'Elia
con Federica Bognetti , Gianlorenzo Brambilla , Marco Brambilla , Corrado d'Elia ,  Gustavo La Volpe , Dario Merlini, Elisa Pella , Umberto Terroso, Najet Golubovic, Karun Grasso, Giacomo Marettelli Priorelli

Fino al 2 aprile (con repliche pomeridiane straordinarie)

Cyrano de Bergerac: figura storica che era già, nella realtà, personaggio eminentemente romanzesco. Fece della sua vita un'opera d'arte che gli è sopravvissuta più di tutte le sue creazioni artistiche. Da autore gli era forse destinato un spazio ingiustamente fugace nella storia della letteratura, come personaggio diventa mito. Rostand, rendendolo oggetto, gli dona l'immortalità.

Cyrano è il simbolo di un romanticismo fiero e spudorato che nasconde una dolorosa solitudine. È il genio fantasioso e arguto che intrattiene con la lingua e con la spada. Ma è anche l'indipendenza di pensiero pagata con l'emarginazione. Un eroe perfetto per le donne che sognano di sdilinquirsi di fronte all'armonioso concatenarsi di frasi amorose, un modello per gli eterni adolescenti brufolosi che sognano il riscatto per mezzo della propria spiccata sensibilità artistico-letteraria.
Cotanto mito ha ispirato da sempre un'infinità di rappresentazioni, interpretazioni, citazioni. Basti pensare che la prima versione cinematografica italiana dell'opera è datata 1909; lo stesso anno, per intenderci, dei primi Promessi sposi.

Carico di meno primavere è il Cirano di Corrado d'Elia, che comunque ha appena tagliato il ragguardevole traguardo dei nove anni, collezionando un'ininterrotta serie di successi e diventando una sorta di piccolo cult generazionale. E a ragione. Cirano è probabilmente il migliore degli adattamenti di classici realizzati da d'Elia.
La volontà di svecchiamento non tradisce lo spirito dell'opera, limitandosi a interventi formali che ne agevolano la fruizione senza cadere nella trappola della banalizzazione divulgativa: il passaggio dal verso alla prosa (nella traduzione di Franco Cuomo ) che conserva comunque ritmo e linguaggio poetici evitando cedimenti triviali (con l'eccezione dell'obbligatorio tributo di sangue – fortunatamente trascurabile - ai pessimi gusti comici della parte più vanziniana del pubblico), molteplici tagli che lasciano comunque un prodotto corposo (la durata supera le due ore), l'eliminazione indolore dei costumi d'epoca e di una scenografia rutilante, sostituita da un apparato minimale molto efficace, ovvero un duttile piano inclinato su più livelli che permette notevole mobilità e soluzioni visive d'impatto.

La recitazione smorza i toni ma concede allo straordinario protagonista (lo stesso Corrado d'Elia) uscite roboanti e smisurate, perfettamente in linea con il carattere del personaggio, che non per niente era letteralmente un guascone.

Info
Teatro Libero

(27 marzo 2006)

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