“Rassomiglia la sua luce
a una nicchia in cui è una lampada
e la sua lampada è in un cristallo
e il cristallo è come una stella lucente
e arde la lampada
dell'olio dell'albero benedetto,
un olivo né orientale né occidentale,
il cui olio per poco non brilla
anche se non lo tocca fuoco”
Corano
1. IL CRISTALLO DELLA CONOSCENZA
Il sole penetrava a stento nella foresta, rischiarando a tratti la radura. Un raggio illuminò il volto di un giovane addormentato, dai tratti marcati e dalla mascella robusta. Disturbato dal sole, il giovane si riscosse. Con fatica si alzò a sedere e si guardò meravigliato intorno. Gli occhi azzurri, ancora offuscati dal sonno, percorsero la radura chiazzata d'ombre e di luce, e si soffermarono a osservare con stupore, accanto a sé, il corpo addormentato di un giovane cavaliere il cui volto era quasi completamente nascosto da folti baffi e barba biondi e da una ricca, bionda capigliatura.
Alla fine lo riconobbe! Era Murdoc, il compagno di tante avventure, ma la sua corazza era coperta di fango, la sua spada gli giaceva accanto estratta dal fodero e arrugginita, i peli del viso e del capo, enormemente cresciuti da come li ricordava, ne ricoprivano gran parte del volto.
Che cosa poteva mai essere successo?
Brian non riusciva a ricordare. Si toccò il volto, costatando che anche la sua barba e i suoi baffi erano diventati più folti, e vide che anche la sua armatura e la sua spada erano nelle medesime condizioni di quelle di Murdoc. Cercò di alzarsi ma le membra sembravano di piombo. Concentrando tutta la forza che gli rimaneva, finalmente vi riuscì e, avvicinatosi a Murdoc, lo scosse per svegliarlo. Murdoc aprì gli occhi e lo guardò sbalordito. I due guerrieri non riuscivano a comprendere che cosa fosse successo. Perché erano in quella foresta? Perché sembrava che fosse passato tanto tempo? Perché le spade non erano nei loro foderi? E i loro destrieri, dov'erano?
Un canto inaspettatamente si levò, da qualche parte, lontano, dal profondo della foresta, che fece sospendere ai due cavalieri gli interrogativi che andavano ponendosi. A malapena riconobbero nel canto un motivo vagamente noto, ma chi cantava era ancora troppo lontano perché potessero capire anche le parole. La voce era tenorile, ben impostata, e si sentiva che chi sfogava nel canto - dolce, disteso, appassionato - i proprî sentimenti era, senza riserve, almeno per il momento, oltremodo felice di sé e della vita. I due giovani si guardarono con un muto interrogativo nello sguardo, ma anche con un'espressione più rilassata, forse perché la dolcezza del canto agiva in qualche modo sulle loro preoccupazioni, rasserenandone gli animi.
Le sorprese però non dovevano essere finite, perché alle loro spalle un fracasso di zoccoli e di rami spezzati attirò la loro attenzione. Fecero appena in tempo a gettarsi a terra in opposte direzioni, allorché due cavalieri, che montavano un solo cavallo, fecero irruzione nella radura, le spade sguainate, dritti su di loro. Avevano la celata abbassata ed erano completamente rivestiti di corazza, a sua volta coperta da una veste bianca sulla quale spiccava evidente sulla spalla sinistra una grossa croce rossa a bracci uguali.
Brian e Murdoc non si erano ancora ripresi dai molti stupori della giornata, che uno dei due cavalieri (quello che stava dietro) smontò agilmente da cavallo nonostante la pesante armatura, e si parò davanti ai due giovani in posizione di attacco, la spada pericolosamente vicina alle loro gole.
Come a un segno convenuto, il canto s'interruppe di colpo, e un profondo innaturale silenzio scese sulla foresta. Tutto si fermò. I gesti, l'aria, i respiri, l'ondeggiare delle vesti e l'acqua del ruscello, le foglie degli alberi e i rami degli arbusti, gli uccelli in volo, gli animali nel bosco.
Era cominciato a scorrere un interminabile, magico presente.
(continua)
(pubblicato il 1 aprile 2006)