Furio
Sandrini-Corvo Rosso: storia di una metamorfosi
Chi ha avuto modo di sbattere il naso sulla buia finestra degli Inesistenti,
stordito dall’incalzare delle battute che spietatamente mettono
a nudo la virtualità della nostra paradossale esistenza,
viene colto dall’irresistibile pulsione d’identificare
l’autore di Corvo Rosso, farsi una ragione di come il mondo
abbia potuto partorire una mente così raffinatamente sadica,
da far impallidire i peggiori aguzzini, perché questi ultimi
lavorano nell’anonimato dei sotterranei, Corvo Rosso viene
a tormentare proprio te, che ti sei seduto annoiato sul sedile della
metropolitana, oppure rilassato sul divano del salotto e incuriosito
da un libretto un po’ irriverente, ignaro di quello che ti
aspetta.
Alla fine di una lettura breve ma estenuante, hai divorato con crescente
voracità i battibecchi che continuano a fare eco tra le pareti
delle tue parti più recondite, corri alla quarta di copertina
per scoprire finalmente chi è Corvo Rosso, ma trovi solamente
una terzina dell’Inferno di Dante, ti domandi allora se una
persona che non crede in Dio può credere nell’inferno,
ti domandi in cosa crede Corvo Rosso, perché una spiegazione
a tanta crudeltà va data. Corvo Rosso deve aver subito qualche
tremenda esperienza infantile traumatica, forse è stato abbandonato
in modo crudele dal suo primo amore, è stato sottomesso per
anni da una moglie leader nel movimento femminista, ha studiato
dai Salesiani e adesso odia tutto ciò che odora di chiesa,
è uno psichiatra sadico che conosce i punti deboli della
nostra mente e li stimola per produrre sofferenze indicibili.
Allora ti butti nella ricerca e lo trovi a Milano, fondatore dell’associazione
OSA “laboratorio di comunicazione interpersonale”, ti
apre la porta un pacioso e corpulento sessantenne, che ti saluta
con un abbraccio e ascolta con totale attenzione tutto quello che
hai da raccontargli, scrutandoti con occhi sornioni e dissimulando,
sotto la folta barba pepe e sale, un sorriso beffardo.
Poi, quando inizia a parlare, non te ne liberi più, la voce
tradisce un leggero accento trevigiano e ti chiedi cosa davano da
mangiare ai bambini da quelle parti, dato che proprio un suo conterraneo,
Altan, ha la lingua altrettanto tagliente.
Ti racconta che l’associazione culturale OSA, di cui è
fondatore e animatore, e che opera nel riconoscimento della qualità
della vita come conseguenza della qualità della comunicazione
con sé e con gli altri, ha al suo attivo i più diversi
interventi in campo artistico e culturale, nel mondo della formazione
e della sanità, con particolare attenzione al sociale e all’area
no profit. Le sue argomentazioni sono sempre sorprendenti, nel corso
di un intervento su: “L’approccio filosofico alle problematiche
della comunicazione interpersonale” dice: <<Obiettivo
dell’assistente (counselling) filosofico non è la conoscenza
dei nostri processi psicologici, per correggerli e/o eliminarli,
ma accompagnarci in un percorso di chiarificazione, il più
ampio e approfondito possibile, che permetta al problema, oggettivamente
posto, d’essere esplicitato in modo sufficiente a dispiegare
tutta la sua ricchezza e profondità di significato.>>
Difficile tenere il passo creativo o ancorarmi a uno stabile ormeggio
di fronte a questa complessa personalità. Per me, la sua
metamorfosi in Corvo Rosso, risulta inquietante quasi come quella
kafkiana. Filosofo, oratore, scrittore, regista, designer e originale
pensatore, mai pago degli approdi raggiunti, il Nostro attraversa
le attività creative con la stessa disinvoltura di un Hokusai
del terzo millennio. Nessuno mi toglie il sospetto che tutto questo,
in fondo, sia solo un pretesto per indicarci che la vita è
attraversamento e cercare di possederla significa fermarla, quindi,
averla persa.
Massimo Crucitti (Editore e vittima di Corvo Rosso)
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