Oggi mi sento “grillo parlante” e non riesco a trattenermi dal proporvi un argomento che sempre di più mi procura un forte disagio.

Non so se lo avete notato, ogni settimana su parecchi quotidiani italiani viene pubblicato almeno un articolo che dà notizia di un qualche stupro, sempre rigorosamente corredato di una foto di repertorio che ritrae una donna semi-svestita, buttata in un angolo, con le mani sul volto, a rappresentare l’appena avvenuta brutalizzazione.

Con l’andare del tempo questa donna è sempre meno vestita, in una delle ultime foto mi sono sentito fortemente a disagio, perché era talmente fatta ad arte, con i pantaloni calati non troppo ma abbastanza da far vedere il perizoma provocante e la maglietta che scopre la spalla seducente, da suscitarmi reazioni di desiderio sessuale.

Ora, mi piacerebbe mandare il tipo che ha violentato la donna oggetto dell’articolo, a visitare la redazione in questione e permettergli di violentare quello o quella che ha deciso di corredare l’articolo di cotanta efficace illustrazione, per far provare a quest’ultimo in prima persona il brivido di essere posseduti da un sano e fusto muratore.

Forse questa esperienza forte, per la prima volta gli permetterebbe di sentire qualcosa che assomiglia ad un’emozione. Se questa persona potesse sentire le emozioni che io vivo in questo momento, e la violenza che sento operata nei miei confronti, nei miei sentimenti, nella religiosità del valore che conferisco all’esistenza delle persone che amo, forse non sarebbe neanche in grado di sopravvivere al portato emotivo che lo investirebbe. Adesso terminiamo con questa persona, che ha già meritato fin troppa della mia attenzione in proporzione alla sua utilità su questa terra.

In realtà l’argomento più interessante è il sentimento di disagio nel provare piacere di fronte ad un immagine che rappresenta un’azione di stupro, quindi il conflitto con il piacere del proibito e la colpa che ne consegue. Non vado avanti a rendervi partecipi della mia auto-analisi, ognuno se ne ha voglia farà il percorso che gli riesce, non ho intenzione di glorificarmi con la mia pretesa onestà intellettuale, l’unica considerazione che mi sento di fare per concludere è che proprio questo “proibito” provoca piacere in chi esercita lo stupro.

Quindi so bene che il redattore dell’articolo è riuscito a provare piacere nello stuprarmi per benino.