L’ombra alle mie spalle è il materializzarsi inavvertito d’un gigante da crociera, un’improbabile grattacielo galleggiante, un’enorme talpa grigia, con motori silenziosamente al minimo, affidata alla maestria di due mosche cocchiere che la guidano agili nella diuturna, millimetrica manovra di mirato spiaggiamento.

Un immenso Paese dei balocchi-Ulisse condannato alla macina dell’eterno ritorno (in porto). Lo spettacolare incubo visivo si traduce all’istante in sconfortata mortificazione per il senso comune e la funzionalità biliare di chi, non direttamente o indirettamente beneficiario di questo proditorio stupro estetico e ambientale, ha l’inusitata ventura di guardare l’inaudito in faccia. Come avrete forse immaginato, mi trovo nel bacino lagunare prospiciente la Serenissima, uno dei luoghi simbolo della fragile arte d’esistere o, se preferite, di sopravvivere a se stessi e, più banalmente, incommensurabile patrimonio dell’umanità.

L’ultima cosa che, a dispetto della mia millantata sorpresa di sgamato e smagato italiota, mi sarei aspettato (siamo nel Belpaese e ci abituiamo in fretta a qualsivoglia assurdità e nefandezza) è di veder scomparire, in rapida successione, e nella più normalizzata indifferenza, Palazzo Ducale e l’intera piazza San Marco, con tanto di campanile, ovvero la Chiesa della Salute e, si parva licet, la dirimpettaia chiesa di San Giorgio, annichiliti da un colossale ariete d’acciaio, brulicante di multietniche cavallette che ne affollano le terrazze panoramiche, pronte a riversarsi come un solo garrulo e indifferenziato sciame in calli, ponti, campielli, luoghi di culto o di ristoro e d’immortali souvenir di certificata venezianità (è la globalizzazione bellezza!)…rigorosamente made in China.

La smisurata dimensione del cetaceo da diporto e trastullo è artatamente lì per strabiliare, così come l’abissale volgarità d’arredi e corredi, fortunatamente non visibile dall’esterno, servita rigorosamente a la cart e graziosamente offerta a l’immaginario dei clicka e vai all-inclusive (gondola compresa) sull’onda del più innocente dei: finalmente ‘dal vivo’ uno scampolo di mondo, prima della fine, in tutta evidenza già avvenuta, sua, nostra sicuramente, o d’entrambi.